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Esposizione temporanea |
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Orario: |
Invito a vivere l’emozione della mostra
Il Museo Archeologico del Canavese lavora da anni alla mostra “Aspetti della Vita Quotidiana a Pompei – la suggestione del restauratore”, perché essa, oltre a rappresentare un capitolo fondamentale dell’archeologia europea e mediterranea, offre anche lo spunto per una qualificata riflessione sulle tecniche e sui metodi di restauro e conservazione dei reperti archeologici. La città vesuviana infatti non rappresenta semplicemente un “caso” archeologico, ma per la complessità di problematiche che presenta e per la storia delle ricerche è essa stessa un capitolo fondamentale dell’archeologia. Pompei, insieme con le città vesuviane, è una sorta di fucina nella quale si sono forgiate generazioni di studiosi e si sono sperimentate metodologie d’indagine e di conservazione con largo anticipo rispetto all’ingresso delle discipline scientifiche nella pratica quotidiana di chi trae storie dalla terra.
La drammatica fine di quelle fiorenti città e l’attualità della loro storia sono fortemente radicate nell’immaginario collettivo. La suggestione aumenta
quando ci si sofferma sulla drammatica espressione dei cadaveri delle vittime immortalate dalla ricaduta dei lapilli e fissati per sempre nei loro gesti disperati dalle colate di gesso degli archeologi.
Nella Stampa |
La Stampa Video (22 Feb) |
Al Museo Archeologico del Canavese non soltanto una mostra di reperti, pure bellissimi e suggestivi, o di pitture parietali che da sole dimostrano la grande superiorità degli artisti del I secolo d.C., rispetto alle numerosissime generazioni successive, ma anche le problematiche odierne di restauro e conservazione di quell’immenso patrimonio di beni culturali che emerge dalle ceneri consolidate del Vesuvio. Così il visitatore ha la possibilità di avvicinare gli oggetti della vita quotidiana in uso nelle città vesuviane prima della drammatica eruzione, e anche i protagonisti della loro conservazione e valorizzazione.
I fatti drammatici del 24 e 25 agosto del 79 d.C. hanno sigillato in una morsa mortale un’intera comunità, con le sue città, le sue vie di comunicazione e tutto il corredo materiale che accompagna la vita, dalle sontuose dimore, fino alle più minuscole evidenze, talora rappresentate da pochi chicchi di grano carbonizzati, dimenticati accanto al focolare di una modesta cucina plebea. Tutto concorre a costruire un quadro estremamente preciso della società, reso ancor più suggestivo da reperti circostanziati come gli oggetti del culto o le tavolette cerate ritrovate nella casa del Bicentenario di Ercolano, contenenti i verbali del processo di Giusta. Tutto concorre a delineare una cultura e una qualità della vita estremamente moderne ed evolute, capaci di produrre tecnologie talmente avanzate e sofisticate, da restare ineguagliate per oltre un millennio.
È dall’ambiente culturale del cantiere che deriva la mostra ed è con la passione di coloro che vivono quotidianamente le scoperte che viene presentata al pubblico.
L'iniziativa è stata resa possibile da: